Il Sinodo sull’Amazzonia e la sovranità nazionale

29/10/2019

Alla fine è successo. Nonostante il Brasile sia uno Stato dichiaratamente laico, si trova adesso coinvolto in un vortice internazionale a sfondo religioso che potrebbe costargli la sovranità sull'Amazzonia.

E chi brandisce la minaccia non sono le potenze militari di Russia o Cina, ma la forza istituzionale di uno Stato con 0,44 km² e una popolazione approssimativamente di 1.000 abitanti.

Ci fu un tempo in cui il Brasile non aveva nulla da temere dal Vaticano. Ma ora soffiano da quelle parti venti della più sofisticata e virulenta sinistra del pianeta, la quale possiede l'arma più mortifera sinora scoperta: la capacità di mobilitare le coscienze.

E il fatto è compiuto. Sotto l'egida di Francesco, si svolgerà a Roma, fra il 6 e il 29 ottobre prossimi, il Sinodo sull'Amazzonia.

Quale orientamento avrà questo Sinodo? Scorrendo l'agenda dei suoi organizzatori, pare che a predominare sarà la Teologia della Liberazione. E con questo punto di partenza, un'orchestrazione internazionale che coinvolge il Vaticano, l'ONU, l'Unione Europea e le ONG di tutto il mondo, rivendicherebbe l'internazionalizzazione dell'Amazzonia.

Si tratterebbe del lancio di un nuovo insegnamento, secondo il quale catechizzare sarebbe secondario e persino superfluo, perché gli indios già vivono nella beatitudine: essi non conoscono la proprietà privata, il profitto, la concorrenza. Allora che bisogno c'è della Patria, se quello che conta è l'apologia del collettivismo tribale?

Ci troveremmo, dunque, di fronte a una "Chiesa-Nuova" di ispirazione comunista, in cui la proprietà è l'eresia e il proprietario l'eretico, e la vita selvaggia la piena realizzazione dell'ideale umano.

Evo Morales ri-eletto sotto la denuncia di brogli elettorale e Papa Francesco
Evo Morales ri-eletto sotto la denuncia di brogli elettorale e Papa Francesco

Chi volesse conoscere i disegni di questa teologia indigenista, dovrebbe leggere il libro Tribalismo indigeno, ideale comunista-missionario per il secolo XXI. Scritto nel 1977 dal noto presidente della TFP, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, il libro previde l'offensiva di questa nuova missiologia, denunciando le tesi che, ancora più radicalmente, verranno probabilmente difese al Sinodo dell'ottobre 2019, aprendo la strada alla richiesta di internazionalizzazione dell'Amazzonia.

A suo tempo, il libro fu un successo editoriale. Ebbe nove edizioni, per un totale di 82 mila copie vendute. Carovane di propagandisti della TFP lo diffusero in 2.963 città, in tutti gli angoli del Brasile.

Ristampato nel 2008, vi è stata aggiunta una seconda parte, in cui i giornalisti Nelson Ramos Barretto e Paulo Henrique Chaves raccontano ciò che hanno visto nella riserva Raposa-Serra do Sol, nello Stato di Roraima, e le loro ricerche nel Mato Grosso e in Santa Catarina. Essi hanno trascritto interviste significative con diverse personalità, che confermano in tutto le tesi sostenute dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel 1977.

Un'espressiva ripercussione di questo libro è giunta dal Ministro Marco Aurélio de Mello, del Supremo Tribunale Federale, che nella sua dichiarazione di voto durante il giudizio relativo alla polemica per la definizione dei confini delle terre indigene della riserva Raposa-Serra do Sol, ha affermato:

"Vale la pena registrare che il professore Plinio Corrêa de Oliveira, autore di 'Tribalismo Indigeno - Ideale Comunista-Missionario per il Brasile nel Secolo XXI', davanti ai lavori di discussione della Carta Costituzionale del 1988, aveva avvertito: 'Il Progetto di Costituzione, adottando una concezione così ipertrofica dei diritti degli indios, apre la strada al riconoscimento di una sorta di sovranità diminutae rationis ai vari raggruppamenti indigeni. Un'autodeterminazione, secondo l'espressione consacrata (Progetto di Costituzione angoscia il Paese, Editora Vera Cruz, São Paulo, 1987, p. 182; e p. 119 dell'opera citata). Parole profetiche tenendo persino in conto del fatto che il Brasile, nel settembre 2007, ha preso parte all'Assemblea Generale delle Organizzazioni delle Nazioni Unite per l'approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti degli Indigeni" (cfr. Catolicismo n° 700, aprile 2009).

Il Brasile, quindi, è stato avvertito. Si aspetta adesso che la diplomazia brasiliana sappia - con tutto il rispetto dovuto alle autorità ecclesiastiche, ma anche con tutta la fermezza necessaria - far notare al Vaticano e ai padri sinodali che il Brasile non accetterà pressioni sul Governo da parte di nessun organismo internazionale, ovvero nessuna inopportuna interferenza nella gestione del suo territorio.

Secondo la dottrina cattolica non appartiene alla missione della Chiesa difendere - come ha fatto mons. Erwin Kräutler (cfr. "O Estado de S. Paulo, 10-2-19), vescovo emerito di Xingu, nel Pará - il bioma minacciato, né definire se sia superfluo o meno sorvegliare le ONG o sapere se il governo ha cambiato o meno i confini delle aree indigene. Neppure ai vescovi spetta vigilare se il governo adempia o meno la Costituzione.

E soprattutto lo Stato brasiliano non potrà in nessun modo accettare una rinuncia di sovranità sull'Amazzonia, perché ha tutto il diritto e il dovere di garantire la sua integrità territoriale.

Per finire, una riflessione si impone.

Dall'attuale governo possiamo attenderci una politica efficace di difesa dell'integrità del nostro territorio. Cosa impensabile se al potere ci fosse ancora il Partito dei Lavoratori, che aiuterebbe il Sinodo sull'Amazzonia nello smantellamento del Brasile...

di Fernando Oliveira Diniz

Alla fine esiste il Comunismo Tribale tra i veri indios?

Per quanto riguarda il presunto "comunismo" tribale, ovvero l'assenza di proprietà privata e vita comunitaria, vediamo cosa dice il dottor Plínio Corrêa de Oliveira nella sua opera "Tribalismo indigeno, la comunione missionaria ideale del Brasile del 21 ° secolo". "(Editora Vera Cruz, 1976, San Paolo): 

"I nostri indios possono essere descritti come comunisti? La domanda non può che suscitare il sorriso. "Di comunista, l'indios non ha nulla. Né la dottrina, né la mente, né i disegni. "Lo stato in cui si trova ha solo tracce di analogia con il regime comunista. Per uno di questi giochi di coincidenza che appaiono spesso quando si confrontano le prime fasi del decadimento. Tra infanzia e vecchiaia, per esempio. "Non è perché è dottrinalmente contrario alla proprietà privata che il primitivo ha (o quasi ha solo) proprietà comune. "Per lo stesso motivo per cui l'uomo dell'età della pietra scheggiata, se non avesse usato la pietra levigata, non lo era affatto perché pensava che non avrebbe dovuto usarla. Ma semplicemente perché non l'aveva inventato. Da questo punto di vista, l'indios non può essere equiparato al "civilizzato", che conosce la proprietà privata, la famiglia monogama e indissolubile, e tutto ciò che di queste fertili istituzioni è nato e fiorito, ma ha avversione per questi tronchi e i loro frutti. Questo "civilizzato" vuole mettere la propria ascia alla radice. "In breve, una nazione indigena può essere paragonata a una pianta che non è cresciuta ma può ancora crescere. L'avversario della famiglia e della proprietà, nostalgico del comunitarismo o del comunismo (classificandolo come meglio compreso) tribale, è un demolisher ... " 

Anche se ci sembra che il testo sopra abbia chiarito la questione in modo abbastanza chiaro, discuteremo di seguito alcune delle nozioni rozze che gli indiani avevano (e hanno ancora alcune tribù) di diritti di proprietà, considerati fondamentali per un regime. comunista se sono semplicemente sconosciuti o negati.

Diritti di proprietà tra gli indios 

Il ricercatore naturalista Carl F. P. von Martius descrive i dettagli sul concetto di proprietà privata dell'indiano: "Per quanto inferiore la civiltà degli indigeni brasiliani possa sembrare da queste tracce dei loro costumi in relazione alla legge, tuttavia, l'idea di proprietà non è sconosciuta a loro, né in relazione alla comunità o all'individuo ... "... Nella misura in cui le famiglie di un'orda occupano in una determinata regione, questo territorio è considerato proprietà della comunità. Questa idea è chiara e vivida nell'anima dell'indiano e comprende la proprietà comune nel suo insieme, nessuna parte può appartenere a un singolo individuo. "Questa chiara idea di una particolare proprietà di proprietà della tribù si basa principalmente sulla necessità di avere una determinata regione forestale per un esclusivo terreno di caccia ... "... il selvaggio ... considera la proprietà della tribù come la terra che coltiva, ma in senso ristretto diventa comunque proprietà privata, come nel caso della capanna, e queste due proprietà sono considerate più come proprietà del tutto. la famiglia o le famiglie che la abitano, rispetto alla proprietà individuale esclusiva ... ... Tale proprietà da zero viene acquisita solo in comune e quindi, con ancora più diritti, considerata proprietà di tutti ... "Quando diverse famiglie vivono nello stesso edificio, ognuna appartiene al luogo in cui è armata la rete e dove accendono il fuoco. In questo luogo, di solito contrassegnato da messaggi a muro, ogni famiglia si occupa della propria attività privata ... senza che gli altri vi prendano parte. Queste abitazioni, così come la capanna del capo dove si svolgono le riunioni, sono considerate di proprietà dei residenti, sebbene l'intera tribù o diverse famiglie vicine abbiano contribuito a costruirla....

"... La circostanza, tuttavia, che tutti siano nelle stesse condizioni per ottenere ciò di cui hanno bisogno e che, qui, come nei paesi ricchi e poveri civili, non sembra essere il palladio di probità degli indiani, perché anche in quello indiano si illumina la brama di cui il possesso è ottenuto solo casualmente e con difficoltà, così che anche qui l'occasione fa il ladro. "Sono considerati oggetti di proprietà privata: armi e ornamenti da uomo, ornamenti e abiti da donna quando li hanno. Tutto il resto, come reti, ciotole, produttori di farina, ecc., È di proprietà della famiglia. Abbiamo descritto sopra tre tipi di proprietà, tenue come la cultura tribale: il collettivo, il familiare e il privato. A causa dell'arretratezza degli indiani, questi rudimenti di proprietà sarebbero persino essenziali, ma non ideali, cioè utili per la sopravvivenza ma scarsamente e non farli crescere più culturalmente. È diverso dal sistema comunista, almeno del comunismo classico, che è stato convenzionalmente chiamato "capitalismo di stato", dove ogni proprietà deve essere collettiva "di diritto", cioè in virtù di una disposizione legale dello stato: se c'è qualcosa in possesso di un individuo o di una famiglia è transitorio e considerato un favore statale, a favore di quello che chiamano "bene comune" ...

Fonte: https://quodlibeta.blogspot.com

questi sono gli indios che protestano ??
questi sono gli indios che protestano ??

Ma alla fine cosa vuole dire Indios? in Brasile ci sono Indios con cellulare, internet, computer, auto, fuoristrada, aerei privati, vestiti della Zara come noi e che vivono in città e vanno al villaggio quando devono fare foto. Vari vivono tra riunioni politiche a Brasilia e sulle spiagge, .... di cosa stiamo parlando? Il Papa lo sa che alcuni degli indios partecipanti al Sinodo, parlano 4 lingue guardano le partite della Juve, bevono Coca Cola e mangiano al Mc Donald? O ci stiamo prendendo in giro?