Antonio Billi uno dei ragazzi del ’99

05/11/2019

É appena passata la data del 4 novembre, data che mi ha ricordato il sacrificio dei ragazzi del '99.

E mi ha portato a pensare ad oggi e al futuro. 

Dobbiamo puntare a una società multi etnica o dobbiamo lottare per conservare i nostri usi, costumi e tradizioni? O Entrambi?

E il pensiero va lontano, ai giovani che hanno combattuto per un'Italia migliore, libera e democratica, in difesa dei nostri costumi e tradizioni

Ai ragazzi del '99.

Tra questi ricordo Antonio Billi, un Romagnolo/Toscano nato a San Benedetto in Alpe quando ancora era Toscana poi Romagna dal 1923, figlio di Domenico e Filomena nato l'8 luglio del 1899.

Uno di quelli tosti, viene chiamato e inviato al fronte tra i ragazzi del '99 a combattere nella 1a guerra .

I ragazzi del '99 furono inviati alla morte nel 1917, nei giorni successivi alla battaglia di Caporetto. Il loro apporto, unito all'esperienza dei veterani, si dimostrò fondamentale per la vittoria finale nella 1a guerra mondiale.

Le giovanissime reclute appena diciottenni del '99 sono da ricordare in quanto nella prima guerra mondiale, dopo la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), in un momento di gravissima crisi per il Paese e per il Regio Esercito, rinsaldarono le file sul Piave, del Grappa e del Montello, permettendo all'Italia la riscossa nel '18 a un anno esatto da Caporetto con la battaglia di Vittorio Veneto e quindi la firma dell'armistizio di Villa Giusti da parte dell'Impero austro-ungarico.

In questo anno passato in guerra Antonio Billi, combatte, e venne fatto prigioniero, riuscì a scappare e a raggiungere i suoi, mangiando bucce di patate, e resti di cibo a margine degli accampamenti austriaci, rischiando l'amputazione di un piede per congelamento.

Tornato dalla guerra mise su una numerosa famiglia con la moglie Giuseppa Ferroni, i figli Domenico, Luisa, Veronica, Valentina e Vilma, allargata poi ai tanti parenti come Dino e Adele.

Era mezzano e lavorava il campo, da notte a notte, come si usa dire, e alimentava la sua famiglia e la nostra Italia in tempi difficili, passando tra due guerre, era stato al fronte nella prima e aveva la sua casa sul fronte della seconda, fra la Romagna e l'Emilia. Certo che senza Giuseppa Ferroni non ci sarebbe riuscito.

E allora Antonio e Giuseppa che hanno duramente lavorato e lottato per un'Italia migliore, libera e democratica, cosa dovrebbero dire oggi? Cosa dovrebbero dire quei Giuseppe, Antonio, Andrea, Paolo, Francesco, Pasquale ecc.. ecc.. oltre 100.000 morti sul Piave? Dei progressisti impegnati a far diventare la nostra Italia più Europa e meno Italia? Chi ha ragione?

Io sto con Antonio Billi, un'eroe un po Toscano e un po Romagnolo, ma certamente molto, ma molto Italiano.

Djávlon