Un dovere dell'Italia non un regalo - Senatrice  Francesca Alderisi

16/07/2018

Riacquisto della cittadinanza: un dovere dell'Italia, non un regalo

Ho capito che fosse qualcosa di profondamente doloroso quando ho cominciato a leggere le vostre prime lettere, all'inizio della mia esperienza come autrice e conduttrice a Rai International nell'anno 2000. Dall'inchiostro di quelle parole trasudava un senso di avvilimento contagioso, che ti si attacca addosso e non va via. Dinanzi a ciò, frenare la propria emotività e non rimanere intrappolati nel turbinio di emozioni è impensabile, quasi inumano.
Vi avevo promesso che avrei dedicato questo spazio ad un tema caro a molti di voi: il riacquisto della cittadinanza da parte degli italiani che l'hanno persa in seguito ad espatrio. Per anni, nei programmi su Rai International, me ne sono occupata ed interessata, trattando più volte l'argomento con degli esperti. Ho intervistato molti di voi, ascoltandone le storie, i racconti, i tormenti. Ho toccato con mano quel senso di frustrazione che vive ed arde in chi ha un pezzo di sé che gli è stato sottratto.
Provate ad immaginare voi stessi. Quale sensazione avreste se il vostro battito, il vostro respiro ed i vostri affetti parlassero italiano, ma legalmente non foste riconosciuti cittadini italiani? Mi permetto di rispondere io: avreste una ferita aperta, che perde sangue, in silenzio.
Per migliaia di italiani nel mondo l'ingiusta perdita della cittadinanza è un vulnus, un vuoto, uno strappo morale che da troppo tempo ormai esige risposte concrete, efficaci e all'altezza di un Paese civile quale è l'Italia. Risposte che noi parlamentari oggi siamo chiamati a dare per quel fondativo senso di giustizia che nutre le Istituzioni che in Parlamento noi eletti rappresentiamo.
Quegli uomini e quelle donne, nonostante lo scorrere dei decenni, hanno impresso indelebilmente dentro di loro le proprie origini e la propria italianità. Espatriando, la quasi totalità di essi non ha mai interrotto il rapporto con la nostra amata Italia. Si può perdere la cittadinanza, ma il senso di appartenenza alla tua comunità originaria nessuno te lo può strappare via. Con questa condividi uno straordinario patrimonio di valori e profonde radici storico-culturali che è impensabile estirpare. Immagino, comunque, che queste siano sensazioni già provate da molti di voi sulla loro stessa pelle.

Durante le scorse settimane ho lavorato su una proposta, limando e pesando ogni singola parola. Meritano una risposta tutti quei cittadini nati in Italia, figli di almeno un genitore italiano, che hanno perso la cittadinanza in seguito ad espatrio. Non vi nascondo che questo tema sia il motivo fondativo che mi ha spinto a candidarmi al Senato, abbandonando per ora il mio percorso televisivo. Credo infatti che sia un obbligo morale adoperarsi affinché questa ferita profonda venga sanata, semplificando le attuali complesse procedure di riottenimento della cittadinanza. Per questo ho fortemente voluto che il mio disegno di legge - così si chiama formalmente - fosse presentato nella prima seduta d'Aula disponibile dopo la formazione del Governo, ovvero il 12 giugno. Tra qualche giorno sarà disponibile nel sito del Senato, nella sezione "Leggi e Documenti", e potrete leggerne il testo.

Credo che lo Stato dovrebbe garantire, a quelli che sono a tutti gli effetti figli della nostra terra, procedure rapide, snelle e facilmente accessibili per il riacquisto della cittadinanza. Senza porre requisiti ingiustificati ed iniqui. In tal modo, verrebbe saldato un debito morale nei confronti di coloro i quali hanno perso lo status di cittadino a causa di leggi datate e da considerare, al giorno d'oggi, superate. Questo è un dovere che l'Italia ha, non è un regalo.Sarebbe ingiusto non riconoscere l'impegno che, in questi anni, alcuni dei parlamentari hanno dedicato a questo tema. Dal 2006 ad oggi, dagli eletti all'estero di tutti gli schieramenti, sono stati presentati all'incirca quaranta progetti di legge in materia di perdita della cittadinanza. La questione rimane, però, ancora irrisolta. Il problema, come sottolineavo la scorsa volta su queste pagine, non è il "cosa" ma il "come". L'iter che ciascuna proposta deve affrontare è tortuoso e pieno di ostacoli. Tanto che spesso molte rimangono incastrate negli ingranaggi della macchina del Parlamento, persino prima di poter approdare in Aula. Si tratta di un congegno complesso in cui anche le migliori intenzioni possono arenarsi. Proprio per questo motivo, è bene che voi sappiate che non presenterò decine e decine di disegni di legge solo per adornare o riempire qualche sito. Non credo che gli italiani all'estero traggano beneficio da superflue proposte di bandiera. Sperare che in tempi brevi la questione possa essere risolta sarebbe quindi utopistico ed irreale. Tuttavia, voglio continuare a richiamare con forza l'attenzione su quanto sia importante non rimanere indifferenti di fronte alla reale esigenza della perdita della cittadinanza. Milioni di italiani nel mondo guardano noi eletti in Parlamento, ci osservano e ci giudicano per quell'attenzione di cui finora si sono spesso sentiti orfani.
@alderisifrancesca